Appunti di un viaggio dal 2000 al 2012
domenica 22 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
Sabato 7 febbraio 2009 alle ore 18.00
presso la Biblioteca Municipale Quarticciolo
via Castellaneta, 10 - Località Quarticciolo (Roma)
altezza capolinea tram 14 su viale palmiro togliatti
prendere via ostuni che porta al teatro biblioteca
quarticciolo
l'entrata è nella traversa di destra
di via castellaneta 10
Presentazione della raccolta poetica
“I tempi del bradipo” Ed. Sovera
di Giuseppe Spinillo
Conduce Rosa Fusco.
http://itempidelbradipo.blogspot.com/
porta un bicchiere di vetro
per una sorpresa enopoetica
"Bradipo pigrizia
guardo al mio ramo
con mirata lentezza
gli sorrido ed
allungo con fiducia la mano
aspettami vita
io arrivo."
Giuseppe Spinillo
presso la Biblioteca Municipale Quarticciolo
via Castellaneta, 10 - Località Quarticciolo (Roma)
altezza capolinea tram 14 su viale palmiro togliatti
prendere via ostuni che porta al teatro biblioteca
quarticciolo
l'entrata è nella traversa di destra
di via castellaneta 10
Presentazione della raccolta poetica
“I tempi del bradipo” Ed. Sovera
di Giuseppe Spinillo
Conduce Rosa Fusco.
http://itempidelbradipo.blogspot.com/
porta un bicchiere di vetro
per una sorpresa enopoetica
"Bradipo pigrizia
guardo al mio ramo
con mirata lentezza
gli sorrido ed
allungo con fiducia la mano
aspettami vita
io arrivo."
Giuseppe Spinillo
martedì 3 febbraio 2009
Maria Lai - un'ispirazione
I sogni, i ricordi e i fili di Maria Lai
Omaggio alla donna e all'artista
che intreccia gli incontri e i silenzi
di Manuela Puddu
«Sognate sempre, perché a furia di sognare i sogni diventano realtà». Con questa frase Maria Lai si congeda dall'uditorio che l'ha seguita con attenzione per quasi un'ora, durante la manifestazione a lei dedicata in occasione della festa della donna a San Giovanni Suergiu. Una festa della donna in data un po' speciale, domenica 30 marzo, quasi ad affermare che le occasioni per ricordare le donne - tutte le donne, ma soprattutto quelle che hanno segnato la storia - non devono mancare durante tutto l'anno.
Le associazioni “Le mani amiche-ACLI” e “Suergiu-Uniti nella cultura”, dopo l'appuntamento che nel 2007 ha celebrato Maria Carta, si sono volute spendere quest'anno per organizzare un Omaggio a Maria Lai, l'artista di Ulassai che ha legato il suo nome e la sua produzione alla Sardegna e, recentemente, all'originale spazio espositivo della Stazione dell'arte, proprio ad Ulassai.
E l'omaggio è stato lungo ed intenso. Ha visto la partecipazione degli Actores Alidos, di Luigi Lai con le sue launedhas, a cui sono succeduti il coro polifonico “Musica e parole in libertà”, Tiziano Dessì con la Tribù Mediterranea, Giuseppe Corda e Roberta Massa, Riccardo Dessì e Stefano Ferrari che con chitarra e contrabbasso hanno sottolineato la lettura di una fiaba di Maria Lai da parte della calda voce di Maurizio Anichini.
La festa della donna, si diceva. Maria Lai, però, è un po' contraria ad un certo tipo di femminismo, come quello che celebra l'altra metà del cielo con esaltazioni iperboliche: quasi che alle donne, per recuperare il tempo perso da millenni, si debbano riconoscere tutte le qualità umane al massimo grado. Così quando Giacomo Mameli che la intervista, citando il proprio “Donne sarde”, afferma che l'operosità dei paesi sardi è per intero ed esclusivamente operosità al femminile, lei sbotta: «Basta con questo femminismo. Non esiste un essere umano se non è un concentrato di uomo, donna e divinità». È però vero, come ricorda il giornalista, che su 100 laureati sardi 73 sono donne, segno di una voglia di migliorarsi e di fare delle donne sarde che è frutto anche di tempi diversi, di maggiori possibilità. D'altro canto nessuno dei rettori delle università italiane, in cui un altissimo numero di docenti è di sesso femminile, è donna. La strada da percorrere è ancora lunga.
Ma l'intervista, intorno a cui si è sviluppato l'omaggio a Maria Lai, corre anche lungo altri binari, in particolare quelli della formazione dell'artista, con le grandi figure che le hanno dato qualcosa e che lei trasmette alle nuove generazioni. Salvatore Cambosu, per esempio, il grande autore di “Miele amaro”, le insegnò a leggere e a scrivere. Lei dice: «era un alieno», colui che le spalancò le porte dell'arte. «Non importa se non capisci, segui il ritmo» le ripeteva, insegnandole versi su versi della grande poesia italiana. E Maria, rifacendosi a lui, vorrebbe che la stessa frase fosse scritta fuori da ogni scuola, così che ai giovani si trasmettesse l'idea della fatica, della ripetizione, da cui solo può nascere il ritmo. «Non ci si improvvisa né poeti, né musicisti, né scultori… è tutto un gioco di grande rigore».
E solo se sin da piccoli i bambini ricevessero a scuola un'alfabetizzazione alle immagini, così come ricevono quella alle lettere ed ai numeri, potremmo pensare di far partecipare la gente comune, l'uomo della strada, alla grande mensa dell'arte, così come già le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci suggerivano a Maria. Furono esse, per l'artista, la spinta per capire che il mondo stava cambiando e che l'arte doveva uscire dai musei ed incontrare l'uomo della strada.
Da questa necessità nascono le opere di Maria Lai, tutte le sue creazioni, ma in modo particolare quelle che più sono rimaste impresse nella memoria collettiva, i suoi fili, i suoi libri di trame che scrivono le storie e uniscono persone e personaggi, i fili che legano - e hanno legato materialmente in un'indimenticata performance - il paese di Ulassai alla montagna che gli dà vita. I fili di Maria sono una metafora grande e visibile, ma soprattutto leggibile da tutti, della voglia di dialogo che sola può far regnare la pace tra le genti.
Ma tra i grandi personaggi della sua formazione, Maria Lai menziona anche Giuseppe Dessì, suo celebre vicino di casa nel periodo in cui visse a Roma, e ricorda una delle grandi lezioni avute da lui. Paralizzato da un ictus, Dessì scriveva in quel periodo “Paese d'ombre” e voleva sempre che qualcuno leggesse le ultime pagine scritte perché - così diceva - le avrebbe capite meglio. E a Maria era stato affidato questo compito, che aveva cementato il legame fra i due e aveva portato lo scrittore a creare un personaggio - Valentina - che era una sorta di alter ego di Maria. «Valentina sei tu e mi aiuti a trovare riferimenti che mi aiutano a descrivere questo personaggio».
Così la piccola Valentina nasce, cresce, da giovane donna si innamora, si sposa e aspetta un figlio. Ma un giorno Dessì mandò a dire a Maria Lai che non voleva più vederla, senza una parola di spiegazione. Maria, dopo essersi arrovellata per capire il motivo di questo allontanamento, chiese con forza di potergli parlare e gli domandò che cosa gli avesse mai fatto. «Non tu, io ti ho fatto qualcosa che non ho il coraggio di dirti. Valentina è morta», rispose Dessì. L'artista rimase addolorata da questa svolta inaspettata, con questa scelta narrativa lo scrittore la stava estromettendo dalla sua vita, la stava mandando via. E qui lui le diede un insegnamento che giunge ancor oggi a noi. «Perché?», Maria chiese. «Perché il romanzo deve essere poetico e la poesia non nasce se non incontra la morte».
Gli incontri di Maria Lai, dunque, furono il lievito che permise al suo sentimento artistico di trovare compiuta espressione e di comunicare a noi oggi ciò che è giunto a lei da ieri. E proprio dagli incontri ha potuto cogliere il valore del silenzio. «Gli incontri col mondo, con gli altri sono importantissimi, ma guai se manca il silenzio, è come una musica dove manchino le pause». Proprio quel silenzio da cui raramente oggi le persone hanno la possibilità, anche quando la si cerchi, di lasciarsi avvolgere.
Silenzio è anche quello osservato, per un minuto, all'inizio della manifestazione, per ricordare Dina Dore, la donna e madre di Gavoi barbaramente uccisa pochi giorni fa. Senza il silenzio, non può esserci arte, quell'arte che per Maria Lai è il rapporto dell'uomo con l'infinito.
Omaggio alla donna e all'artista
che intreccia gli incontri e i silenzi
di Manuela Puddu
«Sognate sempre, perché a furia di sognare i sogni diventano realtà». Con questa frase Maria Lai si congeda dall'uditorio che l'ha seguita con attenzione per quasi un'ora, durante la manifestazione a lei dedicata in occasione della festa della donna a San Giovanni Suergiu. Una festa della donna in data un po' speciale, domenica 30 marzo, quasi ad affermare che le occasioni per ricordare le donne - tutte le donne, ma soprattutto quelle che hanno segnato la storia - non devono mancare durante tutto l'anno.
Le associazioni “Le mani amiche-ACLI” e “Suergiu-Uniti nella cultura”, dopo l'appuntamento che nel 2007 ha celebrato Maria Carta, si sono volute spendere quest'anno per organizzare un Omaggio a Maria Lai, l'artista di Ulassai che ha legato il suo nome e la sua produzione alla Sardegna e, recentemente, all'originale spazio espositivo della Stazione dell'arte, proprio ad Ulassai.
E l'omaggio è stato lungo ed intenso. Ha visto la partecipazione degli Actores Alidos, di Luigi Lai con le sue launedhas, a cui sono succeduti il coro polifonico “Musica e parole in libertà”, Tiziano Dessì con la Tribù Mediterranea, Giuseppe Corda e Roberta Massa, Riccardo Dessì e Stefano Ferrari che con chitarra e contrabbasso hanno sottolineato la lettura di una fiaba di Maria Lai da parte della calda voce di Maurizio Anichini.
La festa della donna, si diceva. Maria Lai, però, è un po' contraria ad un certo tipo di femminismo, come quello che celebra l'altra metà del cielo con esaltazioni iperboliche: quasi che alle donne, per recuperare il tempo perso da millenni, si debbano riconoscere tutte le qualità umane al massimo grado. Così quando Giacomo Mameli che la intervista, citando il proprio “Donne sarde”, afferma che l'operosità dei paesi sardi è per intero ed esclusivamente operosità al femminile, lei sbotta: «Basta con questo femminismo. Non esiste un essere umano se non è un concentrato di uomo, donna e divinità». È però vero, come ricorda il giornalista, che su 100 laureati sardi 73 sono donne, segno di una voglia di migliorarsi e di fare delle donne sarde che è frutto anche di tempi diversi, di maggiori possibilità. D'altro canto nessuno dei rettori delle università italiane, in cui un altissimo numero di docenti è di sesso femminile, è donna. La strada da percorrere è ancora lunga.
Ma l'intervista, intorno a cui si è sviluppato l'omaggio a Maria Lai, corre anche lungo altri binari, in particolare quelli della formazione dell'artista, con le grandi figure che le hanno dato qualcosa e che lei trasmette alle nuove generazioni. Salvatore Cambosu, per esempio, il grande autore di “Miele amaro”, le insegnò a leggere e a scrivere. Lei dice: «era un alieno», colui che le spalancò le porte dell'arte. «Non importa se non capisci, segui il ritmo» le ripeteva, insegnandole versi su versi della grande poesia italiana. E Maria, rifacendosi a lui, vorrebbe che la stessa frase fosse scritta fuori da ogni scuola, così che ai giovani si trasmettesse l'idea della fatica, della ripetizione, da cui solo può nascere il ritmo. «Non ci si improvvisa né poeti, né musicisti, né scultori… è tutto un gioco di grande rigore».
E solo se sin da piccoli i bambini ricevessero a scuola un'alfabetizzazione alle immagini, così come ricevono quella alle lettere ed ai numeri, potremmo pensare di far partecipare la gente comune, l'uomo della strada, alla grande mensa dell'arte, così come già le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci suggerivano a Maria. Furono esse, per l'artista, la spinta per capire che il mondo stava cambiando e che l'arte doveva uscire dai musei ed incontrare l'uomo della strada.
Da questa necessità nascono le opere di Maria Lai, tutte le sue creazioni, ma in modo particolare quelle che più sono rimaste impresse nella memoria collettiva, i suoi fili, i suoi libri di trame che scrivono le storie e uniscono persone e personaggi, i fili che legano - e hanno legato materialmente in un'indimenticata performance - il paese di Ulassai alla montagna che gli dà vita. I fili di Maria sono una metafora grande e visibile, ma soprattutto leggibile da tutti, della voglia di dialogo che sola può far regnare la pace tra le genti.
Ma tra i grandi personaggi della sua formazione, Maria Lai menziona anche Giuseppe Dessì, suo celebre vicino di casa nel periodo in cui visse a Roma, e ricorda una delle grandi lezioni avute da lui. Paralizzato da un ictus, Dessì scriveva in quel periodo “Paese d'ombre” e voleva sempre che qualcuno leggesse le ultime pagine scritte perché - così diceva - le avrebbe capite meglio. E a Maria era stato affidato questo compito, che aveva cementato il legame fra i due e aveva portato lo scrittore a creare un personaggio - Valentina - che era una sorta di alter ego di Maria. «Valentina sei tu e mi aiuti a trovare riferimenti che mi aiutano a descrivere questo personaggio».
Così la piccola Valentina nasce, cresce, da giovane donna si innamora, si sposa e aspetta un figlio. Ma un giorno Dessì mandò a dire a Maria Lai che non voleva più vederla, senza una parola di spiegazione. Maria, dopo essersi arrovellata per capire il motivo di questo allontanamento, chiese con forza di potergli parlare e gli domandò che cosa gli avesse mai fatto. «Non tu, io ti ho fatto qualcosa che non ho il coraggio di dirti. Valentina è morta», rispose Dessì. L'artista rimase addolorata da questa svolta inaspettata, con questa scelta narrativa lo scrittore la stava estromettendo dalla sua vita, la stava mandando via. E qui lui le diede un insegnamento che giunge ancor oggi a noi. «Perché?», Maria chiese. «Perché il romanzo deve essere poetico e la poesia non nasce se non incontra la morte».
Gli incontri di Maria Lai, dunque, furono il lievito che permise al suo sentimento artistico di trovare compiuta espressione e di comunicare a noi oggi ciò che è giunto a lei da ieri. E proprio dagli incontri ha potuto cogliere il valore del silenzio. «Gli incontri col mondo, con gli altri sono importantissimi, ma guai se manca il silenzio, è come una musica dove manchino le pause». Proprio quel silenzio da cui raramente oggi le persone hanno la possibilità, anche quando la si cerchi, di lasciarsi avvolgere.
Silenzio è anche quello osservato, per un minuto, all'inizio della manifestazione, per ricordare Dina Dore, la donna e madre di Gavoi barbaramente uccisa pochi giorni fa. Senza il silenzio, non può esserci arte, quell'arte che per Maria Lai è il rapporto dell'uomo con l'infinito.
mercoledì 7 gennaio 2009
prossime presentazioni
sabato 20 dicembre 2008
il bradipo prosegue

Buone feste
Che il vino vada bevuto
con tutte le regole del gusto
Stappalo un paio d’ore prima
lascialo in pace, a se stesso
poggialo in luogo tranquillo
non caliente né freddo
un luogo ambiente
e di tanto in tanto guardalo
che va coccolato, mentre riprende fiato
Ma piano, senza stargli sul collo
della bottiglia, s’intende
ed una volta che il tempo è scaduto
può essere tranquillamente bevuto
Ma fermati, non lo fare
non lo bere dalla bottiglia che
poi ci rimane male
E non lo bere in bicchieri di plastica
che poi ci si incavola, e non si lascia bere
È capace che te lo ritrovi tutto per terra
così per vendetta
Mettilo invece in un bel bicchiere
di vetro, il migliore che trovi
ma se anche non è dei migliori
basta che lo tieni un po’ in mano per
dargli i giusti tepori
Una volta fatti questi elementari lavori
si può procedere e versare
A questo punto puoi bere?
No, non lo fare
piano, attenzione
guarda il colore, così in controluce
senti l’odore, così a fil di naso
Muovilo piano, scuotendo e facendogli
un’onda che sale, s’innalza,
ma non tracima fuori dal vetro
sul più bello se ne ritorna indietro
e si rimette a sedere sul fondo
A questo punto lentamente porta alle labbra
fai che le raggiunga
le sfiori quel rosso che avvampa
Fa che ti siano gusto
e lentamente senza fretta
diventa anche tu
bradipa creatura del vino
e poi cosa importa
fai un po’ come credi
e via giù nella gola
senza altri pensieri
che la favola bella si avveri.
giovedì 18 dicembre 2008
dalla serata del 29 novembre (IX)
dalla serata del 29 novembre (VII)
lupus in fabula
la gigielle di via carucci
Paparazzi

le Muse


le menti
il compagno Mauro M. vecchio militante gigielle non è potuto essere
presente alla serata per impegni familiari ma non poteva mancare
per cui lo abbiamo colto in immagini di repertorio
lo scorgiamo in un momento di sofferta militanza accanto a verso libero e lupus in fabula
la gigielle di via carucci
le menti
il compagno Mauro M. vecchio militante gigielle non è potuto essere
presente alla serata per impegni familiari ma non poteva mancare
per cui lo abbiamo colto in immagini di repertorio
lo scorgiamo in un momento di sofferta militanza accanto a verso libero e lupus in fabula
venerdì 12 dicembre 2008
giovedì 4 dicembre 2008
Giovedì 11 Dicembre 2008
Presentazione della raccolta
“I tempi del bradipo”Ed. Sovera
di Giuseppe Spinillo
Musica di Jack Cat e Marnie Bannister.
Conduce Mara Guidi.
Scaletta della serata
Il corrimano (IL VIAGGIO – LA PARTENZA)
Perché cercare altre parole
La poesia resta sempre la stessa
Il luogo della memoria (LA MEMORIA)
Federico Aldrovandi
Il vinile graffiato (a Carlo Giuliani)
Verso Sud (PATAGONIA)
Appunti fotografici
Dell’aria
Eros ribelle (INDIA)
Lungo le strade dell’India
Primula tardiva
Piccole gocce (PALESTINA)
Fotosintesi cerebrale (AMAZONIA)
Ombre e sole
Nudo femminile
Il mio mare
Infiniti ritorni (IL VIAGGIO – IL RITORNO)
Sotto al pinaccio
I tempi del bradipo
Spiriti liberi
Giovedì 11 Dicembre 2008 alle ore 21,00
Presso la Libreria Rinascita Gordiani
in viale Agosta, 36 (RM)
Se sei interessata/o ad avere copia della raccolta poetica puoi ordinarla presso la libreria Rinascita Gordiani – viale Agosta 146 - Roma (“I tempi del bradipo” – Ed. Sovera – euro 10) o richiederla direttamente all’autore Giuseppe Spinillo http://versolibero.blogspot.com/ - http://itempidelbradipo.blogspot.com/
“I tempi del bradipo”Ed. Sovera
di Giuseppe Spinillo
Musica di Jack Cat e Marnie Bannister.
Conduce Mara Guidi.
Scaletta della serata
Il corrimano (IL VIAGGIO – LA PARTENZA)
Perché cercare altre parole
La poesia resta sempre la stessa
Il luogo della memoria (LA MEMORIA)
Federico Aldrovandi
Il vinile graffiato (a Carlo Giuliani)
Verso Sud (PATAGONIA)
Appunti fotografici
Dell’aria
Eros ribelle (INDIA)
Lungo le strade dell’India
Primula tardiva
Piccole gocce (PALESTINA)
Fotosintesi cerebrale (AMAZONIA)
Ombre e sole
Nudo femminile
Il mio mare
Infiniti ritorni (IL VIAGGIO – IL RITORNO)
Sotto al pinaccio
I tempi del bradipo
Spiriti liberi
Giovedì 11 Dicembre 2008 alle ore 21,00
Presso la Libreria Rinascita Gordiani
in viale Agosta, 36 (RM)
Se sei interessata/o ad avere copia della raccolta poetica puoi ordinarla presso la libreria Rinascita Gordiani – viale Agosta 146 - Roma (“I tempi del bradipo” – Ed. Sovera – euro 10) o richiederla direttamente all’autore Giuseppe Spinillo http://versolibero.blogspot.com/ - http://itempidelbradipo.blogspot.com/
martedì 2 dicembre 2008
giovedì 27 novembre 2008
Armadillo americano

Sei un armadillo in una stanza di cristalli
Ti muovi come bestia fra gli umani
Hai la corazza che ti gonfia
Spalle petto testa e genitali
Colpisci e terrorizzi, tempesti di parole i davanzali
Ripercorri le scale, sbattendo sui gradini
Le canne dei fucili, canti un’aria operistica
Dandogli i ritmi di un cantare rap
E con quel ritmo ossesso ed ossessivo
Spacchi la testa a un giovane nativo che
Per sbaglio ti ha chiesto un qualche cosa
Sei un armadillo goffo ed efficace
Nello stare al tuo mondo, lo sai fare
Sai essere bestia ed anche eroe,
Sei un armadillo con la foto
Di Jenny e del tuo cane, con le
Parole di mamma nel taschino
E sopra al cuore un bel Gesù Bambino.
Sei un armadillo con la
Bomba in canna, con le stelline
In testa, Gorge ritratto dietro ad un santino,
Coldoreeza che fa un bel sorrisino
E un talebano col cranio spaccato
Fotografato sul far del mattino.
Armadillo che sa stare a galla nella
Foresta amica, che mangia la banana e
Lascia andare solo il cane che abbaia con
Sottofondo una orchestrina Jazz,
Sei armadillo, un armadillo, sei
Un armadillo che non sa altro
Non vuole altro sapere e
Fa la storia.
Armadillo che Dio ti abbia in gloria.

P.S. Con le più sentite scuse alla
categoria animale degli armadilli.
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